C’è qualcosa di magnetico in Marzamemi: è come se le pietre e il mare avessero memorie da raccontare. Ogni vicolo, ogni casetta, ogni traccia delle reti da pesca è un frammento di una saga che resiste al tempo. In questa narrazione ti porto a scoprire storie, miti e vicende affascinanti legate a questa terra — per farti camminare con il cuore aperto e immaginare te stesso protagonista.
Le origini e il nome misterioso
Marzamemi nacque più come approdo che villaggio, intorno all’anno Mille, durante la dominazione araba della Sicilia. Il suo nome, infatti, sembra derivare da Marsà al-ḥamāma, che in arabo significa “baia delle tortore” — alludendo agli stormi che in primavera popolavano quella che sarebbe diventata la sua costa.
Altra interpretazione del nome lo collega al bizantino Eufemio, comandante che, ribellatosi all’imperatore, abbracciò la causa araba: il porto di Eufemio (“Mar‑Eufemio”) sarebbe diventato Marzamemi.
In ogni caso, è nella tonnara che Marzamemi trovò la sua anima e la sua fortuna.
La tonnara e il potere dei Villadorata
Nel XVII secolo, la famiglia Villadorata prese a cuore il destino del borgo. Nel 1752 diedero forma al “borgo Marzamemi” come lo conosciamo oggi: completarono il Palazzo dei Principi, costruirono chiese e casette per i pescatori e resero la tonnara sempre più efficiente.
Durante il suo “periodo d’oro”, la tonnara fu una delle più attive del Regno delle Due Sicilie, seconda soltanto a quella di Favignana.
Ma la tonnara sopravvisse con fatica agli eventi del XX secolo. Dopo gli attacchi bellici (anche da parte dell’aviazione inglese durante la Seconda Guerra Mondiale) e gli anni difficili del dopoguerra, l’attività cessò definitivamente nel 1969.
Con il declino dell’attività della pesca, molte case furono abbandonate e Marzamemi rischiò di spegnersi. Ma le storie hanno sempre un modo per resistere.
Il ristorante che riportò la vita al borgo
Negli ultimi decenni, il cuore del borgo ha ricominciato a battere — grazie anche a una donna: Lina Campisi, che ha scelto di tornare a casa e dare nuova vita a piazza Regina Margherita.
Trasformò una casa del malafaragghiu (una delle abitazioni dei pescatori) nel ristorante La Cialoma, aprendola al mondo con una cucina raffinata e uno stile che mescola memoria e innovazione. Le sue luci, il profumo del pesce, le sedie bianche e blu, le pergole di vite e i libri — tutto contribuisce a far rivivere lo spazio che una volta era quasi dimenticato.
Così, Marzamemi non morì: mutò pelle, diventò una destinazione preziosa dove turisti e creativi si incontrano.
Miti lontani che parlano ancora
Marzamemi partecipa alla grande tela di miti e leggende siciliane. Prendiamo Ortigia, che dista poco ma parla un’altra lingua narrativa: la leggenda di Aretusa e Alfeo.
Ortigia custodisce una fonte d’acqua dolce che sembra nascere dentro il mare. La ninfa Aretusa, inseguita dal dio fiume Alfeo, chiese aiuto ad Artemide: la dea la trasformò in fonte, poi Alfeo scelse di attraversare il mare per unirsi a lei. Oggi si dice che le acque di Alfeo e di Aretusa siano ancora legate sotto il Mediterraneo.
Questo mito vive nelle risaie, nelle saline, nei corsi d’acqua e nei cuori delle persone che attraversano questa terra. È il mito della fusione tra acqua dolce e salata, tra terra e mare, tra amore e ostacolo.
Marzamemi nel cinema e nell’arte
Il fascino di Marzamemi ha anche catturato registi e artisti. È stata location per film come Sud di Gabriele Salvatores, per Kaos, L’uomo delle stelle, Una vita semplice e perfino serie come Il Commissario Montalbano.
Questa sovrapposizione tra finzione e vita reale rende ogni passo nel borgo un po’ magico: sembra che le storie continuino a rincorrersi, dentro i vicoli, tra le reti e le piazze.
Tu nella storia
Quando visiterai Marzamemi, prova a percepire queste tracce:
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la pietra che sussurra storie antiche
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il profumo del tonno che richiama epoche di pesca intensa
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il ristorante che diffonde luce e creatività
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il mare che custodisce legami mitici con la terra vicina
E al termine del giorno, scegli di dormire dove la storia diventa esperienza concreta: Le Case del Borgo, un rifugio elegante e discreto, immerso nella memoria e nell’intimità.
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